Contenuti
Nanotecnologie News
14 maggio 2012
La GREEN ECONOMY: UNA PRIORITA’ PER L’EUROPA E PER UNIONCAMERE - EUROSPORTELLO DEL VENETO
4 maggio 2012
"FESTA DELL'EUROPA. ALTRI CONFINI"
9 maggio dalle 10.00 alle 2.00 al VEGA e al Forte Marghera
26 aprile 2012
Nuove tecnologie per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e per lo smart building
Venezia, 17 maggio 2012
26 aprile 2012
Ciao Gabriele!
News & Eventi
24 novembre 2010
2011, l'odissea è nelle cellule
C’è uno scienziato italiano che ha diretto per anni il programma federale americano per la cura del cancro attraverso le nanotecnologie e adesso guida il più grande centro mondiale del settore, localizzato a Houston (Texas), oltre ad aver registrato in vita sua una trentina di brevetti e fondato tre imprese biotecnologiche nella Silicon Valley e una nell’Ohio; al momento questo ricercatore, che si chiama Mauro Ferrari, dirige due riviste scientifiche e ricopre in varie università ben sette cattedre in materie che spaziano dalla medicina interna alla scienza dei materiali e dalla fisica all’ingegneria meccanica e all’ingegneria biomedica. E l’anno scorso gli è pure capitato di vincere un premio intitolato allo scrittore di fantascienza Robert Heinlein, con in palio l’opportunità di eseguire nello spazio un esperimento in assenza di gravità.
Mettendo in gioco, tutte in una volta, le sue numerose competenze tecnologiche e biomediche, Ferrari supervisionerà nella prossima primavera il lancio da Cape Canaveral, in Florida, di un missile della società privata «SpaceX» che porterà in orbita una navicella spaziale, dove un robot eseguirà un fondamentale test sul rilascio controllato di medicinali per la cura dei tumori, in condizioni non riproducibili sulla Terra e che permetteranno di creare una nuova classe di farmaci per combattere il cancro. Tra pochi anni questi farmaci saranno portati alle singole cellule da nano-navicelle capaci di fluttuare nel flusso sanguigno umano.
Silicio poroso
Dunque, la ricerca spaziale tiene per mano quella a livello dei nanometri (cioè dei milionesimi di millimetro). Fra le molte peculiarità di questo evento, si tratta del primo test scientifico nello spazio su una navicella spaziale privata. Da notare che è italiano anche il capo ingegnere del progetto, Alessandro Grattoni del Politecnico di Torino.
Il settore specifico di Ferrari e di Grattoni è la costruzione di macchine molecolari di silicio poroso, capaci (per le loro dimensioni) di infilarsi anche nel più sottile dei capillari sanguigni per inseguire il cancro ovunque si annidi e rilasciare in loco dei farmaci che individuino e uccidano selettivamente le cellule tumorali. Fondamentale è produrre dei nanofiltri che svolgano il lavoro. La principale difficoltà è che a quelle dimensioni i fluidi non scorrono secondo la teoria generale dei liquidi: non si muovono come l’acqua in una tubatura, passano (invece) una molecola o un grumo di molecole per volta, cioè in maniera discontinua e fortemente influenzata da variabili che l’idraulica può permettersi di trascurare, come la carica elettrica delle singole particelle e gli urti fra le particelle e la superficie del nano-condotto. Invece, alla scala dei nanometri non conta granché la gravità, perché le molecole sono spinte da forze elettrochimiche e meccaniche ben più forti al loro livello.
Da qui l’idea di Mauro Ferrari e del suo gruppo: se studiamo il comportamento dei fluidi in orbita, quindi in assenza di gravità, possiamo permetterci di riprodurre i movimenti delle molecole su scala più grande, usando particelle e condotti sempre minuscoli, ma non così minuscoli come quelli quelli nanometrici, e questo permetterà di condurre gli esperimenti in condizioni più controllabili, e in seguito di riportare a Terra le esperienze fatte.
I nanofarmaci sono già alla terza generazione, tuttavia la loro efficacia non è ancora arrivata a quell’ottimo che Ferrari colloca a scadenza di 10 anni e che definisce così: «Con il concorso di questa e di altre tecniche, quel centinaio di malattie che chiamiamo cancro sarà sconfitto. Certo, i timori continueranno a insorgere, ma diventeranno qualcosa di eternamente confinato alla fase latente». Cioè saranno tenuti a bada in permanenza con dosi regolari di farmaci privi di effetti collaterali (grazie al rilascio in loco in dosi minime), senza mai dare sintomi, senza produrre dolore e, a maggior raginoe, senza provocare la morte. Un po’ come si fa quando si controllano con le medicine l’asma o l’ipertensione. Secondo Mauro Ferrari, l’obiettivo è molto ambizioso e comunque «del tutto realistico».
Battaglia personale
La sua attività di scienziato nasce anche da un senso di missione: la giovane prima moglie, Marialuisa, gli è stata portata via dal cancro nel 1994. La foto di lei compare fra le immagini scientifiche che Ferrari si porta dietro nel computer portatile. Il senso di frustrazione, di ingiustizia perfino, provato di fronte a quel nemico odioso e in apparenza impossibile da sconfiggere, ha spinto Ferrari a combattere la guerra della sua vita. Non lo nasconde: sconfiggere il male, per lui, «è un fatto personale». Ma è anche un obiettivo ben corazzato nella realtà. Ci credono fermamente la divisione di nanomedicina dell’«Ut Health Science Center» di Houston che Mauro Ferrari dirige e la «Rice Alliance for Technology and Entrepreneurship» che lo finanzia. E ci credono i responsabili del Premio Robert Heinlein: che è stato uno degli scrittori di fantascienza dalle visioni più ardite e senz’altro quello che più si è esercitato sull’esplorazione dello spazio, da lui definito come «una risorsa illimitata per il benessere di ogni persona sulla Terra».L’appuntamento fra spazio e nanomedicina è fissato alla primavera, con partenza da Cape Canaveral e arrivo dove lo spirito umano e la fantasia di chi sa creare decideranno.
Mettendo in gioco, tutte in una volta, le sue numerose competenze tecnologiche e biomediche, Ferrari supervisionerà nella prossima primavera il lancio da Cape Canaveral, in Florida, di un missile della società privata «SpaceX» che porterà in orbita una navicella spaziale, dove un robot eseguirà un fondamentale test sul rilascio controllato di medicinali per la cura dei tumori, in condizioni non riproducibili sulla Terra e che permetteranno di creare una nuova classe di farmaci per combattere il cancro. Tra pochi anni questi farmaci saranno portati alle singole cellule da nano-navicelle capaci di fluttuare nel flusso sanguigno umano.
Silicio poroso
Dunque, la ricerca spaziale tiene per mano quella a livello dei nanometri (cioè dei milionesimi di millimetro). Fra le molte peculiarità di questo evento, si tratta del primo test scientifico nello spazio su una navicella spaziale privata. Da notare che è italiano anche il capo ingegnere del progetto, Alessandro Grattoni del Politecnico di Torino.
Il settore specifico di Ferrari e di Grattoni è la costruzione di macchine molecolari di silicio poroso, capaci (per le loro dimensioni) di infilarsi anche nel più sottile dei capillari sanguigni per inseguire il cancro ovunque si annidi e rilasciare in loco dei farmaci che individuino e uccidano selettivamente le cellule tumorali. Fondamentale è produrre dei nanofiltri che svolgano il lavoro. La principale difficoltà è che a quelle dimensioni i fluidi non scorrono secondo la teoria generale dei liquidi: non si muovono come l’acqua in una tubatura, passano (invece) una molecola o un grumo di molecole per volta, cioè in maniera discontinua e fortemente influenzata da variabili che l’idraulica può permettersi di trascurare, come la carica elettrica delle singole particelle e gli urti fra le particelle e la superficie del nano-condotto. Invece, alla scala dei nanometri non conta granché la gravità, perché le molecole sono spinte da forze elettrochimiche e meccaniche ben più forti al loro livello.
Da qui l’idea di Mauro Ferrari e del suo gruppo: se studiamo il comportamento dei fluidi in orbita, quindi in assenza di gravità, possiamo permetterci di riprodurre i movimenti delle molecole su scala più grande, usando particelle e condotti sempre minuscoli, ma non così minuscoli come quelli quelli nanometrici, e questo permetterà di condurre gli esperimenti in condizioni più controllabili, e in seguito di riportare a Terra le esperienze fatte.
I nanofarmaci sono già alla terza generazione, tuttavia la loro efficacia non è ancora arrivata a quell’ottimo che Ferrari colloca a scadenza di 10 anni e che definisce così: «Con il concorso di questa e di altre tecniche, quel centinaio di malattie che chiamiamo cancro sarà sconfitto. Certo, i timori continueranno a insorgere, ma diventeranno qualcosa di eternamente confinato alla fase latente». Cioè saranno tenuti a bada in permanenza con dosi regolari di farmaci privi di effetti collaterali (grazie al rilascio in loco in dosi minime), senza mai dare sintomi, senza produrre dolore e, a maggior raginoe, senza provocare la morte. Un po’ come si fa quando si controllano con le medicine l’asma o l’ipertensione. Secondo Mauro Ferrari, l’obiettivo è molto ambizioso e comunque «del tutto realistico».
Battaglia personale
La sua attività di scienziato nasce anche da un senso di missione: la giovane prima moglie, Marialuisa, gli è stata portata via dal cancro nel 1994. La foto di lei compare fra le immagini scientifiche che Ferrari si porta dietro nel computer portatile. Il senso di frustrazione, di ingiustizia perfino, provato di fronte a quel nemico odioso e in apparenza impossibile da sconfiggere, ha spinto Ferrari a combattere la guerra della sua vita. Non lo nasconde: sconfiggere il male, per lui, «è un fatto personale». Ma è anche un obiettivo ben corazzato nella realtà. Ci credono fermamente la divisione di nanomedicina dell’«Ut Health Science Center» di Houston che Mauro Ferrari dirige e la «Rice Alliance for Technology and Entrepreneurship» che lo finanzia. E ci credono i responsabili del Premio Robert Heinlein: che è stato uno degli scrittori di fantascienza dalle visioni più ardite e senz’altro quello che più si è esercitato sull’esplorazione dello spazio, da lui definito come «una risorsa illimitata per il benessere di ogni persona sulla Terra».L’appuntamento fra spazio e nanomedicina è fissato alla primavera, con partenza da Cape Canaveral e arrivo dove lo spirito umano e la fantasia di chi sa creare decideranno.

