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Nanotecnologie News
14 maggio 2012
La GREEN ECONOMY: UNA PRIORITA’ PER L’EUROPA E PER UNIONCAMERE - EUROSPORTELLO DEL VENETO
4 maggio 2012
"FESTA DELL'EUROPA. ALTRI CONFINI"
9 maggio dalle 10.00 alle 2.00 al VEGA e al Forte Marghera
26 aprile 2012
Nuove tecnologie per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e per lo smart building
Venezia, 17 maggio 2012
26 aprile 2012
Ciao Gabriele!
News & Eventi
3 novembre 2010
Fotografata la struttura tridimensionale della proteina ZP3
Grazie a uno studio condotto dall'italiano Luca Jovine si è potuto fotografare in 3D la proteina responsabile dell'unione dello spermatozoo con la cellula uovo. I ricercatori dell'Karolinska Institutet di Stoccolma hanno identificato, grazie a una tecnica di cristallografia a raggi X, l'intera struttura della molecola recettore ZP3. Questa analisi a livello atomico ha permesso di chiarire le prime interazioni tra uovo e spermatozoo e soprattutto quali siano le porzioni di recettore della cellula maschile coinvolte.
Inoltre, si è scoperto che alcuni difetti di questa proteina possono causare infertilità, impedendo allo spermatozoo di legarsi alla cellula. Il ricercatore Jovine ha spiegato che questi dati sono molto importanti per studiare la fecondazione dal punto di vista femminile, e un futuro studio avrà come obiettivo il modo con cui lo spermatozoo si lega alla cellula uovo. Questa scoperta permetterà, inoltre, di creare nuove terapie per l'infertilità femminile e per la sintesi di nuovi contraccettivi non ormonali. Lo studio è stato pubblicato su Cell.
Inoltre, si è scoperto che alcuni difetti di questa proteina possono causare infertilità, impedendo allo spermatozoo di legarsi alla cellula. Il ricercatore Jovine ha spiegato che questi dati sono molto importanti per studiare la fecondazione dal punto di vista femminile, e un futuro studio avrà come obiettivo il modo con cui lo spermatozoo si lega alla cellula uovo. Questa scoperta permetterà, inoltre, di creare nuove terapie per l'infertilità femminile e per la sintesi di nuovi contraccettivi non ormonali. Lo studio è stato pubblicato su Cell.

