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Invisibilità: potrebbe divenire realtà il mantello di Harry Potter
L’immaginazione degli scrittori a volte ha il potere di precorrere il futuro. Pensiamo solo ai viaggi straordinari di Jules Verne, che nel 1865 con il suo Dalla Terra alla Luna predisse con più di un secolo di anticipo lo sbarco sul nostro satellite di Neil Armstrong e "Buzz" Aldrin. Ora è la volta di J. K. Rowling, l’autrice della fortunata saga di Harry Potter: il mantello dell'invisibilità che trae d’impaccio il maghetto in più di un’occasione potrebbe prima o poi divenire realtà.
Un team di ricercatori del Center for Nanophotonics del FOM Institute for Atomic and Molecular Physics (AMOLF) di Amsterdam, per esempio, è riuscito per la prima volta ad alimentare un trasferimento di energia tra nanoelettromagneti con il campo magnetico della luce. Un risultato di grande importanza nella ricerca di metamateriali magnetici per mezzo dei quali i raggi di luce possono essere deviati in ogni possibile direzione. I risultati della ricerca, pubblicati sull’autorevole Physical Review Letters, renderebbero possibile la produzione di lenti perfette e, in un futuro non troppo lontano, anche la realizzazione di "mantelli invisibili.
Su mimetizzazione e invisibilità è al lavoro anche il team di David R. Smith, professore di ingegneria elettronica e informatica alla Duke University di Durham (North Carolina, Usa), che ha elaborato un nuovo algoritmo in grado di semplificare la realizzazione dei metamateriali necessari alla costruzione di un pannello di fibre di vetro composto da circa 10 mila pezzi (di cui almeno 6 mila hanno una forma unica). Ogni pezzo è stato assemblato in base agli specifici calcoli forniti dall'algoritmo in questione ed il pannello finale ha una dimensione di circa 50 per 10 centimetri. "Il nuovo dispositivo" ha detto Smith "è in grado di occultare uno spettro di onde molto ampio'. Al di là delle possibili implicazioni militari, uno degli scopi primari dei ricercatori è quello di realizzare una tecnologia in grado di superare gli ostacoli fisici che limitano il propagarsi di onde radio.
Dalla Cina rispondono con un vero e proprio mantello fluido composto di acqua e di piccolissime sfere di magnetite del diametro di 10 nanometri (ricoperte di uno strato d’argento dello spessore di 5 nanometri) che è stato progettato dal team di Jiping Huang, direttore del Dipartimento di Fisica della Fudan University di Shanghai. Secondo Huang e i suoi colleghi, in assenza di un campo magnetico queste nanoparticelle fluttuerebbero semplicemente nell’acqua. Qualora ne venisse introdotto uno, invece, si riunirebbero in catene (la cui lunghezza dipende dall’intensità del campo), a loro volta capaci di raggrupparsi in spesse colonne. Queste colonne, orientate dal campo magnetico, potrebbero rifrangere negativamente la luce che le colpisce. In sostanza, i fasci luminosi lambirebbero i contorni del mantello per poi tornare nella direzione originaria, come succede con l’acqua di un torrente quando incontra un sasso. In questo modo gli oggetti diverrebbero invisibili, perché sarebbero avvolti dalla luce, che non sarebbe né bloccata né riflessa.
Per la prima volta, infine, un team italo-americano ha dimostrato sperimentalmente l’esistenza dell’antimateria ottica. Il risultato è frutto del lavoro di studiosi dell’Istituto di Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Imm-Cnr) di Napoli e dell’Università di Berkeley, dove è stato realizzato l’esperimento. I ricercatori hanno creato un metamateriale capace di comportarsi in modo sorprendente, annullando la propagazione della luce nell’aria e rendendo così gli oggetti invisibili. Una sorta di mantello dell’invisibilità ante litteram, ancora poco utilizzabile viste le dimensioni (4 mm quadrati) ma che lascia già spazio alla fantasia.
Un team di ricercatori del Center for Nanophotonics del FOM Institute for Atomic and Molecular Physics (AMOLF) di Amsterdam, per esempio, è riuscito per la prima volta ad alimentare un trasferimento di energia tra nanoelettromagneti con il campo magnetico della luce. Un risultato di grande importanza nella ricerca di metamateriali magnetici per mezzo dei quali i raggi di luce possono essere deviati in ogni possibile direzione. I risultati della ricerca, pubblicati sull’autorevole Physical Review Letters, renderebbero possibile la produzione di lenti perfette e, in un futuro non troppo lontano, anche la realizzazione di "mantelli invisibili.
Su mimetizzazione e invisibilità è al lavoro anche il team di David R. Smith, professore di ingegneria elettronica e informatica alla Duke University di Durham (North Carolina, Usa), che ha elaborato un nuovo algoritmo in grado di semplificare la realizzazione dei metamateriali necessari alla costruzione di un pannello di fibre di vetro composto da circa 10 mila pezzi (di cui almeno 6 mila hanno una forma unica). Ogni pezzo è stato assemblato in base agli specifici calcoli forniti dall'algoritmo in questione ed il pannello finale ha una dimensione di circa 50 per 10 centimetri. "Il nuovo dispositivo" ha detto Smith "è in grado di occultare uno spettro di onde molto ampio'. Al di là delle possibili implicazioni militari, uno degli scopi primari dei ricercatori è quello di realizzare una tecnologia in grado di superare gli ostacoli fisici che limitano il propagarsi di onde radio.
Dalla Cina rispondono con un vero e proprio mantello fluido composto di acqua e di piccolissime sfere di magnetite del diametro di 10 nanometri (ricoperte di uno strato d’argento dello spessore di 5 nanometri) che è stato progettato dal team di Jiping Huang, direttore del Dipartimento di Fisica della Fudan University di Shanghai. Secondo Huang e i suoi colleghi, in assenza di un campo magnetico queste nanoparticelle fluttuerebbero semplicemente nell’acqua. Qualora ne venisse introdotto uno, invece, si riunirebbero in catene (la cui lunghezza dipende dall’intensità del campo), a loro volta capaci di raggrupparsi in spesse colonne. Queste colonne, orientate dal campo magnetico, potrebbero rifrangere negativamente la luce che le colpisce. In sostanza, i fasci luminosi lambirebbero i contorni del mantello per poi tornare nella direzione originaria, come succede con l’acqua di un torrente quando incontra un sasso. In questo modo gli oggetti diverrebbero invisibili, perché sarebbero avvolti dalla luce, che non sarebbe né bloccata né riflessa.
Per la prima volta, infine, un team italo-americano ha dimostrato sperimentalmente l’esistenza dell’antimateria ottica. Il risultato è frutto del lavoro di studiosi dell’Istituto di Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Imm-Cnr) di Napoli e dell’Università di Berkeley, dove è stato realizzato l’esperimento. I ricercatori hanno creato un metamateriale capace di comportarsi in modo sorprendente, annullando la propagazione della luce nell’aria e rendendo così gli oggetti invisibili. Una sorta di mantello dell’invisibilità ante litteram, ancora poco utilizzabile viste le dimensioni (4 mm quadrati) ma che lascia già spazio alla fantasia.

