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11 marzo 2010

L’energia che va in stampa

Sottili, flessibili ed ecologiche? Le batterie prodotte attraverso l’electronic printing possono alimentare tag RFID e carte di credito, ma anche simpatici biglietti di auguri. Secondo le stime le vendite supereranno i 5 miliardi di dollari fra cinque anni

Negli ultimi tempi,sono molte le aziende di ricerca che, considerando la commercializzazione sempre più diffusa dell'electronic printing, pronosticano una rivoluzione imminente del comparto a livello industriale. Secondo IdtechEx, nel 2018 il mercato potenziale della stampa elettronica avrà un valore pari a 35 miliardi di dollari, mentre per Nanomarkets le vendite di pellicole di stampa e batterie stampate supererà i 5 miliardi di dollari nel 2015. A trainare questa evoluzione sono gli sviluppatori e gli integratori che stanno rilasciando tecnologie dalle capacità davvero uniche, che si concretizzano in una serie di soluzioni elettroniche e di sistemi che generano un grande valore aggiunto. Questo tipo di innovazione è già presente sul mercato e a utilizzarla sono una pluralità di settori diversificati.

Le batterie stampate, composte da carbonio e zinco, anche se a basso voltaggio e non ricaricabili offrono diversi vantaggi: hanno un costo relativamente basso e un livello di sicurezza elevato. Generano una capacità pari a 1.5 volt con un picco di corrente di 1mA. Tuttavia, integrando più celle, si può ottenere un voltaggio superiore: in pratica, a seconda della necessità, è possibile progettare un kit di alimentazione ad hoc. Grazie alle loro ridotte dimensioni (lo spessore varia da 500 a 700 micron), le batterie stampate possono essere integrate non solo ad altre componenti elettroniche (come per esempio i tag RFID o le carte di credito, i badge ID o gli abbonamenti elettronici), ma anche a determinate tipologie di prodotti di consumo.

L'opportunità di stampare questo tipo di pile in serie consente notevoli economie di scala, ma anche un incremento all'ecosostenibilità ambientale. Le batterie tradizionali, infatti, contengono litio, mercurio o altri composti chimici che hanno un forte impatto sull'ecosistema, mentre le pile allo zinco e carbonio, non contenendo sostanze tossiche, sono assolutamente green e pienamente conformi alla direttiva europea Restrictions on Hazardous Substances (RoHS) Directive. Ci sono molti casi in cui questo tipo di batterie trova ottimi campi di applicazione. L'RFID, per esempio, è in continua espansione ed è utilizzato in un ventaglio di ambiti sempre più ampio grazie al grado di accuratezza e precisione che si è raggiunto nella lettura dei tag. I BAP (Battery Assisted Passive) RFID garantiscono maggiori capacità di memoria, incrementando al contempo i livelli di sicurezza e di protezione dei dati. Rispetto ai tag attivi, questa tipologia di tag passivi offre gli stessi vantaggi a costi inferiori, integrandosi all'infrastruttura RFID già esistente senza richiedere alcun tipo di modifica adattiva. I BAP RFID possono essere utilizzati per tracciare i beni di lusso e per gestire gli inventari e le forniture nel manufacturing, o ancora per gestire inventari e magazzino nella grande distribuzione organizzata e, in generale, nel retail e nella supply chain.

Anche nell'ambito della sensoristica la possibilità di sfruttare questo tipo di batterie permette di innalzare i livelli di presidio e di controllo, potenziando il monitoraggio di fattori come l'umidità, gli urti o le eventuali vibrazioni. C'è tutto un mercato che presto subirà una grossa spinta dalle nuove tecnologie di stampa elettronica: per esempio, quello dei biglietti di auguri, dei volantini o delle brochure che possono integrare display a led o altri chip che integrano contributi audio. Per non parlare di tutta l'industria del packaging, da tempo impegnata a rafforzare la qualità dei prodotti e la sicurezza dei consumatori attraverso l'utilizzo combinato di sensoristica e radiofrequenza per una tracciabilità delle merci ottimale.
Fonte: http://www.hitechexpo.eu

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