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Venezia, 17 maggio 2012
26 aprile 2012
Ciao Gabriele!
News & Eventi
29 giugno 2009
"L'Italia? Deve investire nei dottorati": parlano il Premio Nobel Klaus von Klitzing e Vittorio Pellegrini
In occasione della tre giorni sulla scienza, nella cornice di Villa Guinigi a Matraia, abbiamo avuto occasione di intervistare due importanti nomi della scienza: il Premio Nobel per la fisica, Klaus von Klitzing e Vittorio Pellegrini, ricercatore della Scuola Normale di Pisa e Coordinatore del centro creatività CapannoriCreativa. Si tratta di un colloquio sui temi più scottanti inerenti, più o meno trasversalmente, al convegno.
Come vi trovate nella cornice di Villa Guinigi? La trovate stimolante per la ricerca?
Vittorio Pellegrini: “Benissimo, la ricerca è fatta di idee, stimoli e intuizioni e l'ambiente esterno gioca un ruolo fondamentale, come sempre accade per i lavori creativi”.
Klaus von Klitzing: “E' talmente bello che mia moglie mi ha raggiunto per stare qua qualche giorno. Già l'anno scorso siamo stati in vacanza in Italia, tra Firenze e Roma, ma quest'anno abbiamo deciso di fermarci un po' in questi luoghi bellissimi (Capannori e Lucca, ndr)".
Progetti come il polo tecnologico, che nascerà a Capannori, potrebbero frenare la dispersione dei giovani ricercatori italiani, che sempre più si trasferiscono all'estero?
V. P.: “Il polo tecnologico vedrà iniziare attività di ricerca su materiali e processi produttivi. Infatti è già stato firmato un protocollo d'intesa tra il Comune di Capannori e la Scuola Normale di Pisa. Nei prossimi giorni dovrebbe nascere una commissione di sei persone, tre del comune e tre della Normale, che avrà il compito di individuare dei progetti pilota per far partire l'attività di ricerca e attrarre giovani laureati in ambito scientifico (probabilmente con delle borse di studio). In tutto ciò la Scuola Normale svolgerà una funzione di guida, con uno sguardo rivolto al futuro".
Investire in ricerca e sviluppo può incentivare l'economia, facilitando in tal modo il superamento dell'attuale crisi economica?
V. P.: “Per affrontare la crisi ci sono due strade, una nell'immediato per mettere delle 'toppe' e una di cambiamento. Occorre quindi investire in innovazione e farlo in un periodo di crisi è intelligente e lungimirante. La nanotecnologia, importante per l'attività produttiva, è pervasiva e in continuo sviluppo. Infatti entro il 2014 i posti di lavoro creati dalla nanotecnologia passeranno da poche centinaia di migliaia a decine di milioni".
Se ne vedono tante al cinema e nei romanzi di fantascienza. Sarà possibile arrivare in futuro a quanto ipotizzato sulla nanotecnologia dai grandi scrittori e registi?
V. P.: “Difficile rispondere, il tempo che ci vorrà è imprevedibile. Ad alcune scoperte scientifiche, non segue un'applicazione concreta, ad altre segue dopo poco e ad altre ancora dopo molti anni. Per esempio il laser è stato inventato nel 1950, ma nessuno all'epoca pensava che potesse servire a qualcosa. Invece, come sappiamo, a distanza di mezzo secolo l'invenzione del laser ha rivoluzionato la nostra esistenza con le sue molteplici applicazioni. Un altro esempio classico è il transistor che, nel giro di 50 anni, da grande quanto un pugno è passato a dimensioni nanometriche e ha rivoluzionato la nostra esistenza, basta pensare a come è aumentata la potenza di calcolo dei computer, pur diminuendo di dimensione. Insomma niente è prevedibile".
In campo medico quali sono i benefici più prossimi che la nanotecnologia può produrre?
V. P.: “In campo medico attualmente per scoprire le malattie dobbiamo effettuare degli esami che hanno un certo tipo di sensibilità. La nanotecnologia può portare a ingegnerizzare dei farmaci, delle molecole silenti, ma, prendendo l'esempio diffuso del cancro, capaci di riconoscere anche una singola cellula tumorale e quindi attivarsi rilasciando il farmaco. Le nanotecnologie in campo medico sono già ipotizzabili e plausibili, anche se i tempi di applicazione restano imprevedibili".
Può lanciare un breve appello i giovani italiani, che scelgono sempre meno le facoltà scientifiche?
K. v. K.: “È difficile rispondere, perché ci sono molte risposte possibili, ma innanzitutto i governi devono supportare i dottorati. In Germania questo supporto è forte, mentre in Italia lo è molto meno, per questo motivo tra i miei studenti ho molti laureati italiani. Inoltre gli scienziati devono motivare i giovani con iniziative pubbliche. Come ad esempio in Germania, nel 2005, abbiamo avuto l'anno di Einstein, per far conoscere il famoso scienziato alle nuove generazione. Infine per diventare scienziati i giovani devono essere capaci, motivati e appassionati".
Come vi trovate nella cornice di Villa Guinigi? La trovate stimolante per la ricerca?
Vittorio Pellegrini: “Benissimo, la ricerca è fatta di idee, stimoli e intuizioni e l'ambiente esterno gioca un ruolo fondamentale, come sempre accade per i lavori creativi”.
Klaus von Klitzing: “E' talmente bello che mia moglie mi ha raggiunto per stare qua qualche giorno. Già l'anno scorso siamo stati in vacanza in Italia, tra Firenze e Roma, ma quest'anno abbiamo deciso di fermarci un po' in questi luoghi bellissimi (Capannori e Lucca, ndr)".
Progetti come il polo tecnologico, che nascerà a Capannori, potrebbero frenare la dispersione dei giovani ricercatori italiani, che sempre più si trasferiscono all'estero?
V. P.: “Il polo tecnologico vedrà iniziare attività di ricerca su materiali e processi produttivi. Infatti è già stato firmato un protocollo d'intesa tra il Comune di Capannori e la Scuola Normale di Pisa. Nei prossimi giorni dovrebbe nascere una commissione di sei persone, tre del comune e tre della Normale, che avrà il compito di individuare dei progetti pilota per far partire l'attività di ricerca e attrarre giovani laureati in ambito scientifico (probabilmente con delle borse di studio). In tutto ciò la Scuola Normale svolgerà una funzione di guida, con uno sguardo rivolto al futuro".
Investire in ricerca e sviluppo può incentivare l'economia, facilitando in tal modo il superamento dell'attuale crisi economica?
V. P.: “Per affrontare la crisi ci sono due strade, una nell'immediato per mettere delle 'toppe' e una di cambiamento. Occorre quindi investire in innovazione e farlo in un periodo di crisi è intelligente e lungimirante. La nanotecnologia, importante per l'attività produttiva, è pervasiva e in continuo sviluppo. Infatti entro il 2014 i posti di lavoro creati dalla nanotecnologia passeranno da poche centinaia di migliaia a decine di milioni".
Se ne vedono tante al cinema e nei romanzi di fantascienza. Sarà possibile arrivare in futuro a quanto ipotizzato sulla nanotecnologia dai grandi scrittori e registi?
V. P.: “Difficile rispondere, il tempo che ci vorrà è imprevedibile. Ad alcune scoperte scientifiche, non segue un'applicazione concreta, ad altre segue dopo poco e ad altre ancora dopo molti anni. Per esempio il laser è stato inventato nel 1950, ma nessuno all'epoca pensava che potesse servire a qualcosa. Invece, come sappiamo, a distanza di mezzo secolo l'invenzione del laser ha rivoluzionato la nostra esistenza con le sue molteplici applicazioni. Un altro esempio classico è il transistor che, nel giro di 50 anni, da grande quanto un pugno è passato a dimensioni nanometriche e ha rivoluzionato la nostra esistenza, basta pensare a come è aumentata la potenza di calcolo dei computer, pur diminuendo di dimensione. Insomma niente è prevedibile".
In campo medico quali sono i benefici più prossimi che la nanotecnologia può produrre?
V. P.: “In campo medico attualmente per scoprire le malattie dobbiamo effettuare degli esami che hanno un certo tipo di sensibilità. La nanotecnologia può portare a ingegnerizzare dei farmaci, delle molecole silenti, ma, prendendo l'esempio diffuso del cancro, capaci di riconoscere anche una singola cellula tumorale e quindi attivarsi rilasciando il farmaco. Le nanotecnologie in campo medico sono già ipotizzabili e plausibili, anche se i tempi di applicazione restano imprevedibili".
Può lanciare un breve appello i giovani italiani, che scelgono sempre meno le facoltà scientifiche?
K. v. K.: “È difficile rispondere, perché ci sono molte risposte possibili, ma innanzitutto i governi devono supportare i dottorati. In Germania questo supporto è forte, mentre in Italia lo è molto meno, per questo motivo tra i miei studenti ho molti laureati italiani. Inoltre gli scienziati devono motivare i giovani con iniziative pubbliche. Come ad esempio in Germania, nel 2005, abbiamo avuto l'anno di Einstein, per far conoscere il famoso scienziato alle nuove generazione. Infine per diventare scienziati i giovani devono essere capaci, motivati e appassionati".

