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24 ottobre 2013

Migliori intuizioni per curare l'epatite C

Con quasi 200 milioni di persone infettate in tutto il mondo, il virus dell'epatite C (HCV) rappresenta un problema notevole per la sanità pubblica. Una delle difficoltà più grandi è che, benché il sistema immunitario sembri essere responsabile di gran parte della morbilità associata alla malattia, compresa la cirrosi epatica, riesce comunque anche a eliminare l'infezione virale in un numero significativo di pazienti.

Nell'ambito del progetto HCV_IMMUNOLOGY ("The paradoxical role of type I interferons in hepatitis C disease pathogenesis and treatment"), finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (CER), il dott. Albert e il suo team stanno cercando di spiegare la complessa interazione tra l'HCV e la risposta immunitaria dell'ospite, dalla prospettiva degli interferoni (IFN) di tipo I e dei prodotti genetici indotti dagli IFN.

Il progetto mira principalmente a sviluppare cure più efficaci. Il team ha già formulato un approccio migliore per prevedere se i pazienti risponderanno a una determinata terapia.

Prima di HCV_IMMUNOLOGY, il dott. Albert aveva lavorato diversi anni presso l'Istituto nazionale francese della sanità e della ricerca medica, sviluppando partenariati con medici ed epidemiologi in Francia, Egitto e Stati Uniti. Questo gli ha dato una visione più chiara del modo in cui si sviluppa la malattia e di come risponde il sistema immunitario nelle infezioni gravi e croniche da HCV.

Gli INF sono proteine prodotte e rilasciate dalle cellule ospite in reazione alla presenza di patogeni come virus, batteri, parassiti o cellule tumorali. Permettono la comunicazione tra le cellule e innescano le difese protettive del sistema immunitario.

La ricerca di HCV_IMMUNOLOGY è suddivisa in tre filoni. In primo luogo, viene esaminato il ruolo degli IFN prodotti in modo endogeno nell'eliminazione dell'HCV durante l'infezione acuta nei campioni dei pazienti. Si sta studiando il ruolo paradossale che questi IFN endogeni rivestono nel rendere i pazienti infettati in modo cronico resistenti alla terapia con IFN esogeni.

In secondo luogo, il dott. Albert sta lavorando per caratterizzare l'effetto degli IFN e dei prodotti genetici indotti dagli IFN sull'attivazione indiretta delle cellule reattive all'HCV e CD8+ T tramite un meccanismo chiamato priming incrociato.

Infine, si stanno usando modelli con topi per determinare gli effetti in vivo pro e contro infiammatori degli IFN e dei prodotti genetici indotti dagli IFN e la patogenesi della malattia.

Il dott. Albert crede che il lavoro del suo team contribuirà a una più profonda comprensione della patogenesi dell'HCV e porterà allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e migliori strategie terapeutiche.

Il team ha già scoperto biomarcatori che predicono l'eliminazione del virus. Questo potrebbe aiutare i medici a identificare, prima della cura, gli individui che risponderanno a una terapia a base di IFN.

Il dott. Albert ha ricevuto una sovvenzione Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca (CER) di circa 1,1 milioni di euro. Il progetto si conclude a giugno 2014.
Fonte: http://cordis.europa.eu

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