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26 ottobre 2009

Nano da giardino

Si chiama Nanotom il superscanner a raggi X di ultimissima generazione che l’Università inglese di Nottingham utilizzerà per studiare le interazioni microscopiche tra la crescita delle radici delle piante e la struttura del suolo. Ma anche a reperti archeologici e cibo. E in Italia, lo Iuav (Istituto Universitario Architettura di Venezia) ha progettato circuiti in miniatura applicati con successo alla tracciabilità della filiera agricola

Il Nanotom promette di rappresentare un decisivo passo in avanti nella ricerca scientifica in più settori: ingegneria, medicina veterinaria e sanità in genere, agraria, scienze ambientali, ma anche archeologia. D'altronde uno strumento che permette di vedere dentro gli oggetti in maniera non invasiva potrebbe aprire ai ricercatori molte promettenti strade. Infatti Nanotom, un superscanner a raggi X di ultimissima generazione, consente di realizzare fotografie tridimensionali ad alta risoluzione della struttura interna degli oggetti, mostrandone anche i particolari microscopici.

L’avveniristica apparecchiatura della GE Sensing Inspection Technologies può essere utilizzata per l'analisi di solidi di vario tipo: suoli e sedimenti, pezzi di marciapiede, reperti archeologici, ma anche cibi. Dunque si presta a molteplici usi e a una ricerca scientifica multidisciplinare. In dettaglio, troverebbe un’applicazione ottimale in vari settori della sanità e dell'industria specie in materia di test non distruttivi (Ndt) e non distruttivi di valutazione (Nde) dei solidi; nelle misurazioni dimensionali; nei test per la localizzazione e l'analisi dei difetti di composizione.
La nuova macchina è in grado di produrre immagini 3D con una risoluzione in pixel che arriva fino a 500 nanometri (ovvero mezzo milionesimo di metro).
Spiega Sacha Mooney, del dipartimento di Agraria e scienze ambientali dell'università inglese che il Nanotom rivoluzionerà completamente il lavoro nello studio del terreno e delle sue interazioni con le piante. Si potrà guardare dentro queste fragili strutture per scoprire come le radici delle piante reagiscono e si adattano a terreni sfruttati in modo intensivo.

La prima fase del lavoro prevede di usarlo per esaminare la crescita delle radici e la loro abilità nello svilupparsi nel suolo nella direzione migliore per la salute della pianta. Si potrebbe così provare che le radici reagiscono e si adattano al terreno e ai suoi cambiamenti - influenzati a loro volta da fattori come la siccità e la compattazione-, attraverso la regolazione delle informazioni genetiche alla sommità dell’apparato radicale. Il superscanner dovrebbe permettere ai ricercatori di seguire per la prima volta i progressi della crescita delle radici e dello sviluppo strutturale del suolo senza disturbare l'esemplare in esame e senza condizionarne la crescita.

L’obiettivo finale è quello di contribuire allo sforzo globale per definire un modello di produzione alimentare sostenibile attraverso il miglioramento e la conservazione delle risorse vitali - e finite - del pianeta. L'esame preciso della struttura del suolo è essenziale anche per il mutamento e il progresso delle pratiche agricole, per permettere la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, che viene rilasciata in atmosfera durante la tradizionale aratura del terreno agricolo.

Anche in Italia è il mondo agricolo che si è attivato, affidando all'Unità di ricerca NanoDesign Iuav (l’Istituto Universitario Architettura di Venezia) diretto da Kristian Kloeckl, con Simone Bellan e Maddalena Mometti, un progetto rivoluzionario a metà strada fra design, agricoltura e nanotecnologie.
Qualche mese fa la Coldiretti Veneto, che negli ultimi anni ha visto crescere esponenzialmente nicchie di mercato legati ai farmers market, alla vendita diretta, ai Gas (gruppi di acquisto solidale) e ai prodotti “a chilometro zero”, si è chiesta se abbia senso usare o meno, anche in questi casi, tipologie tradizionali d'imballaggio.
Da questa domanda nasce AgriPod , un primo prototipo di un progetto di ricerca più ampio, che vede l'inedita collaborazione tra la facoltà di design e arti dell'Università Iuav e Coldiretti intorno alla tematica dell'imballaggio per il prodotto agricolo. La ricerca è concentrata su come nuovi approcci progettuali rivolti a nuove tecnologie come le nanotecnologie possano creare opportunità interessanti per la riduzione dell’impatto ambientale, la conservazione e la comunicazione delle qualità intrinseche del prodotto.

Avvicinando un prodotto ad AgriPod, il sistema consente di scoprire immediatamente le generalità, il territorio d’origine, il percorso dal campo allo scaffale. Informazioni che i produttori agricoli italiani già oggi registrano e che insieme alla tecnologia RFID (Radio Frequency Identification, ovvero identificazione a radiofrequenza che consentono il riconoscimento a distanza sfruttando le onde radio) e al progetto sviluppato sono rese accessibili proprio nel momento della spesa.
Oltre alle caratteristiche del prodotto, l’AgriPod consiglia ricette e fornisce indicazioni sulla possibilità di vacanze “naturali” disponibili nella zona di coltivazione.

Come sostiene Kristian Kloeckl, "Colpisce quando una tecnologia recente e d'avanguardia dischiude in pieno il suo potenziale proprio quando si affianca al contesto produttivo più antico, come quello agricolo locale".

Per approfondimenti:
www.iuav.it/nanodesign
Autore: Andrea Santillana
Fonte: http://www.megliopossibile.it

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