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11 marzo 2010
Nanotubi e nanoparticelle per protesi indistruttibili
Dai 15 anni di durata attuale si passerebbe a 150 anni. Un balzo in avanti che possibile grazie alle sperimentazioni su scala nanometrica di una giovane ricercatrice iberica
Le protesi ortopediche attuali durano non più di 10-15 anni. Trascorso questo periodo, occorre infatti sottoporsi a un nuovo intervento per sostituirle. Un bel problema, perché nella maggior parte dei casi a subire l’operazione sono pazienti non più giovani. Ma dalla Spagna arrivano sostanziali novità che potrebbero rivoluzionare in tempi brevi le tecniche di produzione delle protesi utilizzate in ortopedia, permettendo uno straordinario balzo in avanti di 150 anni. Non nel futuro, intendiamoci, ma nella durata delle protesi. Una durata straordinaria, superiore di gran lunga alla speranza di vita di qualsiasi essere umano, che in pratica renderebbe "eterne" queste parti artificiali del corpo.
La protagonista di questa rivoluzione si chiama Nere Garmendia ed è una giovane ricercatrice basca che lavora presso l’istituto privato Inasmet-Tecnalia di Madrid. Nelle sue sperimentazioni ha utilizzato, in aggiunta alla ceramica normalmente impiegata per la costruzione delle protesi, una sorta di ingrediente segreto, ovvero nanotubi e nanoparticelle costituiti da ossido di zirconio (ZrO2). Lo zirconio è un metallo ricavato dallo zircone e particolarmente resistente, tanto che viene utilizzato negli impianti nucleari per rivestire il combustibile nucleare e nella struttura di sostegno del nocciolo. La studiosa ha legato i nanotubi a una matrice di ossido di zirconio attraverso le nanoparticelle, le quali, una volta raggiunta una temperatura sufficientemente elevata, si sono fuse con la matrice stessa aumentando la resistenza dell’elemento. Alla matrice la ricercatrice iberica ha quindi aggiunto l’1% di nano tubi, quindi ha portato il tutto alla temperatura di 1.300 gradi centigradi (non uno di più, non uno di meno), procedura che ha assicurato la creazione di un materiale ultra-resistente e con la massima densità possibile. "Il lavoro su scala nanometrica è la chiave giusta per realizzare protesi di lunga durata", ha dichiarato Nere Garmendia.
La protagonista di questa rivoluzione si chiama Nere Garmendia ed è una giovane ricercatrice basca che lavora presso l’istituto privato Inasmet-Tecnalia di Madrid. Nelle sue sperimentazioni ha utilizzato, in aggiunta alla ceramica normalmente impiegata per la costruzione delle protesi, una sorta di ingrediente segreto, ovvero nanotubi e nanoparticelle costituiti da ossido di zirconio (ZrO2). Lo zirconio è un metallo ricavato dallo zircone e particolarmente resistente, tanto che viene utilizzato negli impianti nucleari per rivestire il combustibile nucleare e nella struttura di sostegno del nocciolo. La studiosa ha legato i nanotubi a una matrice di ossido di zirconio attraverso le nanoparticelle, le quali, una volta raggiunta una temperatura sufficientemente elevata, si sono fuse con la matrice stessa aumentando la resistenza dell’elemento. Alla matrice la ricercatrice iberica ha quindi aggiunto l’1% di nano tubi, quindi ha portato il tutto alla temperatura di 1.300 gradi centigradi (non uno di più, non uno di meno), procedura che ha assicurato la creazione di un materiale ultra-resistente e con la massima densità possibile. "Il lavoro su scala nanometrica è la chiave giusta per realizzare protesi di lunga durata", ha dichiarato Nere Garmendia.

