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News & Eventi
7 aprile 2009
P63, gene antimetastasi
Uno studio condotto da due gruppi di ricerca delle Università di Padova e di Modena e Reggio Emilia, guidati dai professori Stefano Piccolo (Padova) e Silvio Bicciato (Modena e Reggio Emilia), pubblicato oggi sulla rivista scientifica Cell, ha mostrato che il gene p63 ha la capacità di contrastare la diffusione di metastasi delle cellule tumorali.
Il processo metastatico si realizza quando una cellula lascia il tumore primario e si dissemina in altri organi per via del sistema circolatorio, ed è la principale causa di morte associata al tumore.
Con lo stesso meccanismo le normali cellule embrionali migrano durante lo sviluppo degli organi ed a quanto pare cio che fanno le cellule tumorali metastatiche è risvegliare questo processo.
Secondo gli scienziati italiani in questo processo è coinvolto il gene p63 le cui proprietà antimetastasi vengono indebolite durante lo sviluppo della neoplasia.
Il professor Piccolo spiega "Questa è una proteina nota per svolgere un ruolo importante nelle cellule staminali di molti organi.
Se p63 è persa da una cellula normale, ciò non causa alcun danno, perché senza p63 quella cellula, semplicemente, muore. Ma se p63 è persa da una cellula staminale tumorale, ovvero da una cellula potenzialmente immortale, allora si apre la porta a un suo comportamento "asociale", alla possibilità cioè di un suo spostamento e alla conseguente metastasi".
Sarebbe quindi la combinazione di geni mutanti a caratterizzare un tipo tumorale pronto per metastatizzare in modo regolato dal microambiente tumorale, spesso rappresentato dal fattore di crescita Tgf-beta.
Per individuare i tumori facilmente metastatizzanti il gruppo guidato dal professor Silvio Bicciato ha individuato dei geni "indicatori" capaci di rivelare la presenza, o meno, del gene antimetastasi p63. Bicciato spiega "L'utilizzo clinico di queste nuove "spie molecolari" permetterà all'oncologo la scelta della cura migliore".
Redazione MolecularLab.it
Il processo metastatico si realizza quando una cellula lascia il tumore primario e si dissemina in altri organi per via del sistema circolatorio, ed è la principale causa di morte associata al tumore.
Con lo stesso meccanismo le normali cellule embrionali migrano durante lo sviluppo degli organi ed a quanto pare cio che fanno le cellule tumorali metastatiche è risvegliare questo processo.
Secondo gli scienziati italiani in questo processo è coinvolto il gene p63 le cui proprietà antimetastasi vengono indebolite durante lo sviluppo della neoplasia.
Il professor Piccolo spiega "Questa è una proteina nota per svolgere un ruolo importante nelle cellule staminali di molti organi.
Se p63 è persa da una cellula normale, ciò non causa alcun danno, perché senza p63 quella cellula, semplicemente, muore. Ma se p63 è persa da una cellula staminale tumorale, ovvero da una cellula potenzialmente immortale, allora si apre la porta a un suo comportamento "asociale", alla possibilità cioè di un suo spostamento e alla conseguente metastasi".
Sarebbe quindi la combinazione di geni mutanti a caratterizzare un tipo tumorale pronto per metastatizzare in modo regolato dal microambiente tumorale, spesso rappresentato dal fattore di crescita Tgf-beta.
Per individuare i tumori facilmente metastatizzanti il gruppo guidato dal professor Silvio Bicciato ha individuato dei geni "indicatori" capaci di rivelare la presenza, o meno, del gene antimetastasi p63. Bicciato spiega "L'utilizzo clinico di queste nuove "spie molecolari" permetterà all'oncologo la scelta della cura migliore".
Redazione MolecularLab.it

