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26 gennaio 2011

Realizzata in Italia la prima retina artificiale

Uno studio tutto italiano apre la strada alla realizzazione di una retina artificiale organica, elettricamente autonoma e con una efficienza paragonabile a quella umana.

Il lavoro per la messa a punto del prototipo, firmato dal Dipartimento di neuroscienze e neurotecnologie (Nbt), dal Centro di nanoscienze e tecnologie dell’Istituto italiano di tecnologia (Cnst - Iit Polimi), e dal Dipartimento di fisica del Politecnico di Milano, è pubblicato su Nature Communications ed è coordinato da Guglielmo Lanzani del Cnst.

Il nuovo materiale imita la retina naturale, nella quale cellule nervose sensibili alla luce (chiamate coni e bastoncelli) captano i segnali luminosi e li trasformano in impulsi elettrici che vengono trasportati al cervello attraverso il nervo ottico.

«Con il nostro sistema i neuroni vedono alla luce e rispondono ad essa», ha detto il coordinatore della ricerca, il fisico Guglielmo Lanzani, del Centro di nanoscienze e tecnologie dell’Iit. Il prototipo è stato realizzato con neuroni di topo e la strada per arrivare a dispositivi impiantabili nell’uomo è ancora molto lunga, ma è aperta.

È decisamente ottimista in questo senso un altro degli autori del lavoro, il neurologo Fabio Benfenati, dell’Iit: «è una dimostrazione molto importante e molto promettente per applicazioni successive», ha detto. «È una prova di concetto fatta riproducendo un’interfaccia in vitro, ma che fondamentalmente funziona». Si apre, insomma, una «nuova prospettiva per le malattie della retina che comportano cecità».

Quello che i ricercatori hanno fatto, ha spiegato Lanzani, è stato costruire un sistema di comunicazione fra un materiale artificiale e dei neuroni. «Abbiamo utilizzato dei semiconduttori organici, ossia dei polimeri simili a quelli utilizzati nel fotovoltaico, e abbiamo dimostrato che ai neuroni “piace” stare su questi materiali», ossia i neuroni sono cresciuti. Un’altra novità importante è stata sostituire gli elettrodi metallici generalmente utilizzati come conduttori con un liquido simile a quello sul quale si basa la conduzione dei segnali nervosi. Un passo in avanti non da poco, considerando che gli elettrodi metallici oggi utilizzati nelle protesi retiniche creano molto spesso reazioni infiammatorie e problemi di compatibilità.

Il prossimo passo della ricerca sarà distribuire i fotorecettori sul polimero in modo da riprodurre il più possibile fedelmente la loro distribuzione sulla retina. In secondo luogo si studierà la possibilità di impiantare il dispositivo nei topi e solo dopo questa tappa si potrà pensare a impianti nell’uomo.
Fonte: http://www3.lastampa.it

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